VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA: IL FONTANILE DEL DIAVOLO A CIVITA CASTELLANA (VT) – VIDEO

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L’ANTICO “FONTANILE DEL DIAVOLO” (Civita Castellana, VT), UNO STRETTO ED ANGUSTO CUNICULO LUNGO CIRCA 200m PER LA RACCOLTA DELLE ACQUE PIOVANE E SORGIVE…. UN VERO E PROPRIO VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA! MA NON SOLO… IL NOME (FONTANILE DEL DIAVOLO) É LEGATO AD UNA LEGGENDA LOCALE, SECONDO CUI, MOLTI ANNI FÀ, AD UNA DONNA, MENTRE DI SERA STAVA PRELEVANDO DELL’ACQUA, GLI APPARVE IL DIAVOLO…
A BREVE L’ARTICOLO…

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L’INSEDIAMENTO MEDIEVALE DI TORRE SAN SILVESTRO – Civita Castellana (VT)

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INTRODUZIONE

Già in passato, in questo blog, ho sottolineato il fatto che molto spesso le più grandi bellezze le abbiamo proprio sotto gli occhi, ma la nostra vita frenetica e la nostra superficialità, non ci consentono di vederle…ma questa volta non ne è di certo il caso!

Per diversi motivi, molti luoghi un tempo assai importanti e ricchi di vita, ad oggi risultano dimenticati da tutti, lontani dai percorsi di trekking più blasonati di questa zona e per questo motivo ancora  riescono a conservare il loro aspetto più primordiale e selvaggio. Uno di questi luoghi è sicuramente L’ANTICO INSEDIAMENTO MEDIEVALE DI TORRE SAN SILVESTRO a Civita Castellana (VT).

In realtà questo sito non rimane poi così nascosto, ma si hanno talmente poche notizie a riguardo, che è stato sempre tralasciato dalle classiche guide turistiche…e decido così di partire alla sua riscoperta!

Sono sincero: non conosco molto bene questa area..sò dell’esistenza di questo centro medievale ma la sua localizzazione non mi è molto chiara.. decido così, per una volta, di lasciarmi guidare da un mio amico, Stefano, che abita proprio in questa zona e che sin da bambino si divertiva ad esplorare la forra sottostante la sua abitazione.

L’ESPLORAZIONE

Una volta lasciata la macchina a casa del mio amico ci mettiamo subito in cammino e dopo aver attraversato una cava in disuso di sua proprietà,  ci ritroviamo all’interno di una forra modellata da quello che ad oggi sembra un piccolo ed innocuo torrente, ma che in passato ha plasmato questo incredibile paesaggio. Ad un certo punto, dopo aver attraversato il corso d’acqua, iniziamo a risalire verso il pianoro attraverso un sentiero…quando all’improvviso davanti ai nostri occhi appaiono in lontananza, tra la fitta vegetazione, i resti dell’antica TORRE DI SAN SILVESTRO.

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Dopo circa 200 m abbandoniamo il sentiero per proseguire lungo un viottolo che si apre sulla nostra destra, tra la vegetazione. Costeggiamo un torrente che scorre lentamente proprio sotto di noi, sulla nostra destra, in uno scenario a dir poco fiabesco: è tardo pomeriggio ed i colori invernali della vegetazione, gli alberi spogli, le foglie gialle a terra ed il verde muschio si fondono ad un silenzio surreale interrotto solo dal lento scorrere  del ruscello.

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Dopo aver camminato per circa 300 m in alto, sulla nostra sinistra, appaiono nuovamente i resti della torre: siamo esattamente nella vallata sottostante l’antico centro medievale!

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Decidiamo così di abbandonare il sentiero e di iniziare la risalita passando letteralmente attraverso un’interminabile groviglio di spini ed alberi a basso fusto.

Dopo qualche centinaio di metri arriviamo finalmente ai piedi della torre, all’interno del centro medievale di TORRE SAN SILVESTRO.

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La struttura a pianta rettangolare misura circa 4 x 5,30 m e si eleva su una massiccia piattaforma di blocchi di tufo per un’altezza di 4 piani.

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La parte alta è in parte crollata e i suoi resti risultano assai fatiscenti e pericolanti, con i mattoni che la compongono in bilico…pronti a crollare anch’essi.

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Alla base della torre, proprio sotto ai nostri occhi, si aprono nel terreno tre cisterne profonde circa 10 m e molto probabilmente utilizzate in epoca medievale per l’immagazzinamento delle acque piovane e del cibo. BISOGNA PRESTARE LA MASSIMA ATTENZIONE IN QUESTO PUNTO POICHE LE TRE FESSURE RISULTANO COMPLETAMENTE NASCOSTE DALL’ERBACCE CHE LA CIRCONDANO!

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Qualche metro più avanti, lungo la parete che compone la base rocciosa su cui poggia la torre, si apre una cavità dalle sembianze di certo non naturali e decidiamo dunque di entrare al suo interno.

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Con molta meraviglia, noto su tutte le pareti  uno strano intreccio di rami, chiaramente eseguito dalla mano dell’uomo.

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Stefano, il mio amico che mi sta accompagnando, mi comunica che fino a un decennio fà, qua in zona, vi era un pastore che deponeva il suo bestiame in questa struttura e che quelli strani intrecci di rami altro non sono che piccoli recinti al cui interno venivano messi gli agnellini appena nati.

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Usciamo dalla cavità e proseguiamo il nostro cammino continuando a costeggiare il blocco tufaceo e risalendo in direzione della torre….finalmente arriviamo alle sue fondamenta!

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Su questo lato, a metà altezza della struttura, si apre una grande e lunga “finestra” mentre l’arco posto alla base della torre indica che molto probabilmente questo era l’unico punto d’accesso all’antica costruzione.

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Oltrepassato l’arco ci ritroviamo all’interno della struttura. A dire la verità non mi sento affatto sicuro:  lo spazio al suo interno è davvero molto ridotto e la pavimentazione è disconnessa a causa di cumuli di blocchi di tufo crollati dalla parte alta delle pareti. Alzando lo sguardo al cielo poi, e vedendo i mattoni nella parte alta della torre letteralmente in bilico sopra di me, mi rendo realmente conto della pericolosità della situazione e lentamente mi reco verso l’esterno, prestando massima attenzione onde evitare di provocare vibrazioni e quindi il crollo di altro materiale.

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Appena fuori noto in basso sulla mia sinistra quello che doveva essere il fossato difensivo della fortificazione attraverso cui era obbligato il passaggio per accedere al centro medievale seguendo così lo stesso impianto difensivo già visto in precedenza presso l’insediamento di TORRE DELL’ISOLA CONVERSINA e CASTEL D’ISCHIA (cerca i relativi articoli nel bolg).

Continuiamo ad esplorare il pianoro su cui poggia la torre districandoci dai fitti rovi fino a giungere ai margini della forra…proprio davanti a due antiche abitazioni scavate nel tufo e purtroppo in parte crollate.

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Lo spazio davanti a me sembra terminato e il mio sguardo cade a picco nel vuoto..quando ad un certo punto Stefano mi confessa che proprio sotto di noi, a “mezza costa”, c’è una grotta particolare..con tanti fori sulle pareti…ma che purtroppo è impossibile vederla da qui e l’unico modo per raggiungerla è quello di percorrere un breve e strettissimo canale delimitato sulla sinistra dalla parete tufacea e ,sul lato opposto, da uno strapiombo di 20 m circa.

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Soffro di vertigini, ma incuriositomi decido di raggiungerla strusciando letteralmente come una lucertola sulla parete tufacea. Poco dopo entriamo in un foro e come per magia …un colombario di origine tardo-falisca!!!!

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I fori sulle pareti descritti prima dal mio amico altro non sono che piccole nicchie al cui interno venivano deposte le urne cenerarie con le ceneri dei defunti.

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Dopo aver scattato qualche foto torniamo indietro sul pianoro e da li iniziamo nuovamente a discendere verso il fondo della forra, costeggiando per un tratto le mura difensive dell’antico centro fortificato, ancora oggi molto ben conservate seppur in parte nascoste dalla vegetazione.

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Inizia a farsi buio e la visibilità diviene sempre più scarsa e così decidiamo di ritornarcene a casa..ma mentre siamo sulla strada del ritorno mi volto un ultima volta ad ammirare l’antico centro medievale….ed il sole che lentamente scompare alle spalle della torre mi regala uno dei più bei tramonti mai visti nell’agro falisco!

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Nelle immediate vicinanze dell’antico insediamento vi è da segnalare la presenza di un piccolo quanto pittoresco ponte di epoca medievale e poco più avanti, sempre lungo il torrente, vi è una piccola diga costruita in epoca fascista, con lo scopo di regolamentare il flusso d’acqua che passava poi ai margini dell’ex polveriera, anch’essa di quel periodo, posta un paio di km più a valle.

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ASPETTO STORICO

Per quello che riguarda l’aspetto storico del luogo non abbiamo, purtroppo, molte notizie. Di certo sappiamo che questo fortificazione venne costruita intorno al XII sec.  sui resti di un precedente pagus falisco, come testimoniato dalla presenza di alcune tombe a camera ed un colombario di epoca tardo falisca. Le notevoli dimensioni e il buono stato di quest’ultimo, lo rendono uno dei più belli ed importanti dell’intero agro falisco. Questa tipologia di sepoltura indica uno status sociale molto povero dei defunti deposti al suo interno. In questo caso i morti venivano cremati e le loro ceneri racchiuse in apposite urne cenerarie e poi inserite una ad una nelle apposite nicchie scavate nel tufo. Se da una parte quindi, questo ci indica la povertà nel villaggio di allora, dall’altra parte però ci fornisce preziose informazioni riguardo al numero dei suoi abitanti, che, visto le numerose nicchie, doveva essere consistente. Dunque posso certamente affermare che questo centro medievale venne costruito sui resti di uno dei tanti pagus falisci di epoca pre-romana che costellavano un tempo questo territorio. Secondo A. Cozza e A. Pasqui, i redattori della CARTA ARCHEOLOGICA D’ITALIA (1881 – 1897), il materiale ceramico rinvenuto durante gli scavi archeologici di allora e gli evidenti resti di strutture murarie, confermano, infatti, la presenza di ben 17 pagus (tra cui quello di Macchia Frullani, Grotta Porciosa, Monte Lombrica e quello in località Gaetufo)di epoca pre-romana in questa specifica area dell’agro falisco, compresa tra il Tevere e l’antica VIA FLAMINIA. Sempre secondo i due studiosi, uno tra  i più importanti doveva essere sicuramente quello limitrofo all’insediamento di San Silvestro e posto in località Piano di Lucciano (Civita Castellana, VT), munito di vallo, cinta muraria e cunicoli idraulici.

TESTO IMMAGINI E VIDEO DI LUCA PANICHELLI

CLICCA SOTTO PER VEDERE IL VIDEO!

 

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INSEDIAMENTO MEDIEVALE DI TORRE SAN SILVESTRO – Civita Castellana (VT)

L’insediamento medievale di TORRE SAN SILVESTRO, costituito da una torre, fossato e antemurale, e dotato di strutture di servizio come silos e cisterne, risale al XII – XIII sec. La torre, a pianta rettangolare ( m 4 x 5, 20 ) si eleva su una massiccia piattaforma di blocchi di tufo per un’altezza di 4 piani. Nel fosso sottostante la fortificazione, sono visibili i resti di un piccolo ponte, anche questo di epoca medievale, quando molto probabilmente questa strada rappresentava la via piú breve tra Civita Castellana e Gallese.

RIPRESE E MONTAGGIO VIDEO DI LUCA PANICHELLI

A breve l’articolo su:

http://www.tesorinascostiagrofalisco.wordpress.com

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INTERVISTA PER “AMICA TUSCIA” a cura di Vincenzo Bonanni

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I CAVONI – Nepi (VT)

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FOTO, ARTICOLO E VIDEO DI LUCA PANICHELLI

Posti poco fuori il centro abitato di Nepi (VT), i “CAVONI” o VIE CAVE, rappresentano ancora oggi un’importante testimonianza riguardo le imponenti opere di ingegneria  stradale eseguite da un’antica civiltà: I FALISCI. (cerca nel blog: I FALISCI E L’AGRO FALISCO).

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L’ASPETTO STORICO

Interamente scavate a mano nel morbido tufo, queste antiche vie di comunicazione avevano il compito principale di eliminare il forte dislivello tra il pianoro e il fondo della valle sottostante, in un territorio reso fortemente discontinuo a causa delle forre, dei veri e propri canyon prodotti da un lunghissimo processo geologico. (cerca nel blog: LE CONCHIGLIE FOSSILI DELL’AGRO FALISCO).

Ma non solo…molto spesso queste VIE CAVE TAGLIATE venivano scavate nelle immediate vicinanze di alcune importantissime necropoli, come ad esempio la TAGLIATA FANTIBASSI a Civita Castellana (VT) la quale sorge a poca distanza dalla NECROPOLI DEL CAVO DEGLI ZUCCHI  lungo la VIA AMERINA. Per questo motivo alcuni studiosi ritengono che queste opere di antica ingegneria stradale siano legate anche all’aspetto religioso dei FALISCI. A confermare questa teoria, le parole del poeta romano Ovidio, il quale sposato con una donna di origine falisca, nella sua opera AMORES III, ci descrive la solenne processione che veniva effettuata dall’interno delle mura di Falerii Novi fino al Tempio di Giunone Curite a Civita Castellana, in onore della Divinità stessa. (cerca nel blog: LA TAGLIATA FANTIBASSI). Ma non è tutto…secondo  CICERONE (Cic. de Div. 2.23) infatti, la religione dei loro “cugini” e confinanti ETRUSCHI fu rivelata da TAGES TAGETE: 

“Si narra che un certo Tagete nel territorio di Tarquinia apparve improvvisamente mentre la terra veniva arata, nel momento in cui fu impresso un solco più profondo, e che rivolse la parola a colui che arava. Come è scritto nei libri degli Etruschi, questo Tagete si dice che avesse l’aspetto di un bambino ma la saggezza di un vecchio. Poiché il contadino, stupito dalla sua comparsa, sollevò un grido di meraviglia, accorse molta gente ed in poco tempo tutta l’Etruria si radunò in quel luogo. Allora Tagete parlò a lungo dinanzi alla folla degli ascoltatori, che ascoltarono con attenzione tutte le sue parole e le misero per iscritto. L’intero suo discorso fu quello in cui era contenuta la scienza dell’aruspicìna; essa poi si accrebbe con la conoscenza di nuove cose che furono ricondotte a quegli stessi principi. Ciò abbiamo appreso dagli Etruschi stessi, quegli scritti essi conservano, quelli considerano come la fonte della loro dottrina.”

Molto probabilmente, dunque, camminare all’interno di queste strette ed anguste VIE CAVE, per i falisci simboleggiava “discendere nelle viscere della terra” in una dimensione Sacra.

Anche in epoche successive, le TAGLIATEcontinuarono ad essere utilizzate. Con l’avvento del Cristianesimo vediamo apparire lungo il loro percorso delle piccole nicchie: si tratta delle cosiddette NICCHIE SCACCIADIAVOLI, all’interno delle quali venivano inserite delle piccole statue raffiguranti la Madonna o Cristo, ed avevano la funzione di proteggere il viaggiatore durante il suo cammino.

 

L’ESPLORAZIONE

Dopo aver parcheggiato la macchina proseguo in VIA DEL CARDINALE ed inizio a discendere per un sentiero in aperta campagna. Giungo così al fondo della forra attraversato da un piccolo corso d’acqua.

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Il paesaggio che si apre davanti a me sembra incantato come quello delle fiabe: tantissime foglie gialle ricoprono il piccolo ponte che attraversa il torrente e la vegetazione, complice la stagione autunnale, ha dei colori davvero stupendi, con il giallo  e marrone delle foglie a forte contrasto con il verde “vivo” del muschio che ricopre le rocce poste lungo il sentiero.

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Attraversato il ponte, seguo il sentiero che si apre sulla mia sinistra ed inizio la risalita verso il pianoro soprastante. Dopo cento metri circa, sulla mia destra si apre la prima VIA CAVA.

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Le sue dimensioni sono un pò ridotte e le pareti non troppo alte. Sulla parete sinistra risulta ancora oggi visibile un canale scavato nel tufo per la raccolta delle acque piovane. Continuo il mio cammino immerso in questa meraviglia, avvolto nel silenzio e nella bellezza di questo luogo.

Terminato questo primo tratto di risalita, mi ritrovo d’innanzi ad un bivio, da cui partono due VIE CAVE distinte. Decido di prendere quella sulla mia destra e continuo la risalita.

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Ad un certo punto, mentre la strada si fa sempre più stretta, noto sulla parete sinistra una piccola NICCHIA SCACCIADIAVOLI con all’interno una piccola statua raffigurante la Madonna e deposta molto probabilmente in epoca recente.

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Mentre proseguo il mio cammino “inghiottito” tra le sue alte pareti, inizio a farmi delle domande…innanzitutto su come fosse stato possibile secoli e secoli fà realizzare tali opere dalle dimensioni ciclopiche senza l’utilizzo di alcun mezzo meccanico e soprattutto quale sforzo immane abbia richiesto la sua realizzazione. Perplesso raggiungo così il pianoro soprastante e decido così di ritornarmi per poter così visitare anche l’altra tagliata, che si apriva sulla sinistra del bivio.

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Giunto a destinazione inizio a percorrere l’altra VIA CAVA. Questa si presenta assai più larga rispetto all’altre due visitate in precedenza. Le foglie a terra, il verde muschio lungo le sue pareti  ed il silenzio al suo interno la rendono davvero affascinate e misteriosa…molto evocativa!

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Continuo il mio cammino “serpeggiando” al suo interno ed ogni qualvolta il percorso svolta a destra o a sinistra, si aprono davanti a me scenari a dir poco fiabeschi e surreali.

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Dopo qualche centinaio di metri la via anche qui si fa sempre più stretta, sino a terminare su di un pianoro, in località LA MASSA, sempre a Nepi(VT). Da qua poi partono numerosi sentieri che conducono in diversi luoghi davvero meritevoli di una visita come ad esempio l’antico insediamento medievale di CASTEL D’ISCHIA. ( cerca nel blog: L’ANTICO INSEDIAMENTO MEDIEVALE DI CASTEL D’ISCHIA).

 

FOTO, ARTICOLO E VIDEO DI LUCA PANICHELLI

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L’INSEDIAMENTO MEDIEVALE DI CASTEL D’ISCHIA A CASTEL SANT’ELIA (VT) – VIDEO

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LE MISTERIOSE VIE CAVE BUIE O “TAGLIATE” DI NEPI (VT): I “CAVONI” – VIDEO

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