L’ANTICA CHIESA DI SANTA SUSANNA – Civita Castellana (VT)

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PREMESSA

Come ho spesso sottolineato in alcuni articoli precedenti, nell’Agro falisco ci sono numerosissimi siti archeologici, più o meno importanti, che riversano, purtroppo, in uno stato di totale abbandono…ma quello di cui ora parlerò non è un “semplice” sito archeologico, bensì un vero e proprio luogo della memoria…

Incastonato nei verdi prati dell’agro falisco,  il complesso religioso di Santa Susanna si trova ai margini di una forra, poco fuori il centro abitato di Civita Castellana (VT).In questo luogo,  dagli anni 60 fino agli 80, la popolazione di Civita Castellana si riuniva il giorno di Pasquetta per passare  insieme una splendida giornata all’aperto, lontano dallo stress e dalla frenesia della vita quotidiana. Per l’occasione veniva aperta la Chiesa e svolta una messa al suo interno. A questo evento annuale partecipavano moltissime persone, giovani e meno giovani, e durante la giornata c’era chi giocava, chi cantava o chi pregava..tutti insieme..insomma, oltre ad essere un luogo religioso di grande importanza storica, era anche un luogo di aggregazione.

Lo stato attuale della struttura è MOLTO PERICOLANTE e dunque non indicherò le coordinate per raggiungere il sito ed anche a chi già lo conoscesse sconsiglio di visitarlo per lo stesso motivo.

Al momento della mia visita non erano presenti ne cartelli ne recinzioni che indicassero che la proprietà fosse privata.

 

L’ESPLORAZIONE

Dopo aver camminato per un paio di km in aperta campagna, arrivo in un campo ai margini di una forra. Davanti a me intravedo una struttura quasi interamente ricoperta da rovi e piante e, ad un primo, sguardo non riesco bene a capire di cosa si tratti..così decido di avvicinarmi…man mano che cammino inizio a intravedere tra gli arbusti, nella parte alta della costruzione, i resti di un campanile: è il complesso religioso di Santa Susanna!

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Emozionato, continuo a camminare verso di esso..ma man mano che mi avvicino la mia gioia per aver individuato il sito lascia il posto alla forte delusione per il suo stato di conservazione: la struttura, esternamente, è quasi interamente ricoperta dalla vegetazione ed il suo ingresso risulta davvero fatiscente, con una grande quantità di libri ed immondizia accatastati a terra. Ora..di rifiuti in giro, nei posti più disparati, ne avevo già trovati…ma una così grande quantità di libri, la maggior parte ANTICHI, ammucchiata come spazzatura davanti all’ingresso di una chiesa è la prima volta che mi capita.

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Dopo questa piccola digressione mi avvicino timorosamente all’ingresso della struttura..e come dei fiori nel deserto, scorgo alcune bellissime decorazioni  sopra alla porta.

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Scrutandole attentamente mi accorgo che i motivi ed i materiali  utilizzati mi ricordano qualcosa a me già ben noto e caro, ovvero il Duomo dei Cosmati a Civita Castellana. Dunque, molto probabilmente,  quelle decorazioni sono le stesse utilizzate per la Cattedrale Maggiore e ci suggeriscono che ambedue le costruzioni sono state edificate nello stesso periodo storico.

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Poco sopra la cornice decorata, uno splendido affresco completa quest’ingresso a dir poco sorprendente.

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La porta della Chiesa, in metallo arrugginito, sembra socchiusa e decido così di aprirla, ma non appena poggio le mani su di essa per spingerla, qualcosa al suo interno sembra bloccarne il movimento. Ma si sà…la curiosità è testarda ed incomincio dunque a spingere con più forza, quando ad un tratto vedo, improvvisamente, discendere  dal soffitto un po di polvere mista a qualche calcinaccio: alzo gli occhi e mi rendo conto che le tegole che compongono il soffitto sono tutte dismesse e poggiano su delle travi ormai esili e marce.

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Con più calma torno a sospingere la porta e dopo qualche minuto finalmente si apre..

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Dentro è buio e, non appeno entro, un cattivissimo odore pervade il mio olfatto..è così insopportabile tanto da costringermi a coprire il naso con l’estremità della maglietta che indosso. Inizio a scrutare intorno a me con la speranza di capire da dove venisse quell’odore così forte…e non appena abbasso gli occhi trovo subito la risposta: il pavimento è INTERAMENTE RICOPERTO DI STERCO ANIMALE.

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La situazione è davvero squallida e surreale..un luogo di tale importanza storica, e dal forte valore religioso ridotto ad un ricovero per animali.

Deluso ed amareggiato per tutto ciò, continuo a camminare coprendomi il naso. La Chiesa, ad aula unica presenta un coro rettangolare con volta a crociera costolonata, ed un soffitto con travi di legno a vista,  anche questo purtroppo in buona parte fatiscente.Il raccordo tra la nave e il presbiterio è risolto con un arcone a sesto acuto che si scarica su due pilastri in corrispondenza di mensolette leggermente modanate.

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Sulla parete sinistra riesco a notare due archi inglobati nella muratura, segno che in precedenza la Chiesa era più ampia ed in un secondo momento le sue dimensioni sono state ridotte.

Continuo a camminare verso i resti della base dell’altare maggiore. Accanto ad essi  noto una scatola di cartone con qualcosa all’interno. Accendo così la mia torcia e con stupore capisco che quelli oggetti contenuti al suo interno sono dei vecchi libri ed anche questi sono ricoperti dallo sterco. L’altare maggiore, presenta  due colonne in marmo, con decorazioni gialle su fondo celeste ed una grande vetrata, il tutto sormontato da un angelo scolpito anche questo nel marmo.

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Incuriositomi decido così di aprire lo sportello composto da piccoli tasselli di vetro …quando all’improvviso mi appare la sagoma del Crocifisso impressa sul muro!!!! La chiesa, infatti, è stata trafugata nel tempo e tra le cose asportate più recentemente vi è proprio il crocifisso,  il quale ha poi lasciato il suo “alone” nel punto in cui era stato deposto per secoli.

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Alla base vi è un piccolo altare sul quale sono deposti due libri…anche questi naturalmente ricoperti dalla polvere.

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L’aria all’ interno della struttura si fa sempre più pesante e decido così di dirigermi verso l’uscita. Una volta fuori l’edificio, svolto sulla sinistra e proseguo oltrepassando un bellissimo arco.

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Al di là di esso trovo i resti di quello che un tempo era il cortile interno del complesso religioso. Nella parte centrale di esso noto una sorta di botola in metallo ed incuriositomi la sollevo : sotto di essa si cela un antica cisterna per la raccolta delle acque piovane.

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Sulla parete di fondo del cortile due ingressi: uno è preceduto dalle scale, l’altro posto sul primo piano. A causa del pessimo stato di conservazione dell’intera struttura decido di esplorare soltanto quella al piano inferiore, anche se non vi è nulla di rilevante da segnalare.

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Continuo ad ispezionare l’area e tra i rovi intravedo altre due porte al di là di essi. Così, armato di machete, mi faccio strada tra la fitta vegetazione riuscendo ad oltrepassarla.

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La prima porta in realtà altro non è che l’ingresso di una piccola cavità scavata nel tufo mentre l’altra sembra condurre nel buio più totale.  A questo punto, onde evitare di svegliare qualche cinghiale dal suo pisolino diurno, decido di lanciare un sasso al suo interno prima di entrare. Una volta dentro accendo la mia lampada e capisco di trovarmi nella  “pancia” della cisterna vista dall’alto in precedenza.

 

NOTIZIE STORICHE

Per quanto riguarda l’aspetto storico della struttura, secondo alcune fonti storiche questa è stata  probabilmente costruita nel 1230 circa. Qualche decennio prima (1210) la famiglia di architetti e marmorari romani, i Cosmati, aveva ultimato la costruzione del portico del Duomo di Civita Castellana. Le decorazioni presenti in questa struttura sono molto simili, se non le stesse, utilizzate per il portico della Chiesa di Santa Susanna, e questo ci conferma il periodo della sua costruzione.

Il complesso religioso fu edificato molto probabilmente sui resti di una antica villa romana. Questo sito infatti, sorge ai margini di un antico asse viario che collegava il Tempio di Giunone, e quindi Falerii Veteres, con la via Flaminia ed il Tevere con il suo porto. Il tracciato da Civita alla Flaminia partiva dalla porta Posterula, nei pressi dell’attuale ponte Clementino, scendeva il fosso per raggiungere l’altipiano delle “Colonnette” e proseguiva verso la “cava del Lupo” dove si ricongiungeva con l’asse per Falerii Novi. Attraversava quindi il fosso dei Cappuccini e quello del rio Maggiore per seguire poi, per un tratto, la via di Celle e proseguire in direzione del Treia.
Del tracciato di questa arteria non sono stati trovati più indizi dagli studiosi fino al cavone detto di Santa Susanna che passava, secondo il Cozza, tangente al fianco della chiesetta, (per) poi approfondirsi e discendere tortuoso fino al fossatello di S. Susanna, che doveva traversare con un piccolo ponte.

Nel 1506 risulta inserito nell’elenco dei conventi della provincia romana  come unico convento presente a Civita Castellana. Nel 1557 poi vi si trasferirono i Cappuccini di San Francesco di Roma, che lo abbandonarono poi nel 1571.
Risulta  disabitato nelle Visite ad limina del 1610 e del 1613, mentre in quella del 1617 non risulta neanche inserito tra le Ecclesie Religiosor(um), ma tra quelle ex Civitate come se il convento fosse ormai decisamente in disuso. Nel 1729 viene invece espressamente citato solamente come ecclesia S. Susanna in fundo Mense episcopalis sub cura eiusdem societatis.

Successivamente il complesso religioso fu acquistato da un ambasciatore della Danimarca. Secondo alcune dicerie popolari, il danese comprò il sito poiché, secondo alcuni suoi studi, all’interno della struttura doveva essere nascosto un “tesoro”  deposto li in epoca fascista. Al momento della mia visita non erano presenti ne cartelli ne recinzioni che indicassero che la proprietà fosse privata.

TESTO, IMMAGINI E VIDEO DI LUCA PANICHELLI

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L’ANTICA CHIESA DI SANTA SUSANNA – VIDEO

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“A SPASSO NEL TEMPO” – DA NEPI A FALERII NOVI

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ESCURSIONE “L’ANTICA VIA AMERINA” 8/10/’17 – RESOCONTO FOTOGRAFICO

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LA “PERLA” DELL’AGRO FALISCO: LA TAGLIATA FANTIBASSI – VIDEO

Interamente scavata a mano in epoca etrusco/falisca, la TAGLIATA FANTIBASSI rappresenta ancora oggi una delle più grandi testimonianze riguardo l’abilità costruttiva di questa antichissima civiltà. Ma non solo..camminare avvolti dalle sue altissime pareti(15 metri) è davvero qualcosa di magico e speciale..un’esperienza assolutamente da provare!!!!! (Per saperne di più leggi l’articolo “LA TAGLIATA FANTIBASSI “su questo blog)

PER CHI ANCORA NON HA AVUTO IL PIACERE DI AMMIRARLA, DOMENICA 8 OTTOBRE è PREVISTA UNA SPLENDIDA ESCURSIONE ORGANIZZATA IN COLLABORAZIONE CON L’ASSOCIAZIONE AVVENTURA SORATTE. PER INFO E PRENOTAZIONI LEGGI LA LOCANDINA SOTTO

 

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LE CASCATE DEL RIO FRATTA – VIDEO

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LE MISTERIOSE CAVITA’ IPOGEE DI LOIANO, Gallese (VT)

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Testo, immagini e video di Luca Panichelli

Poste poco fuori il centro abitato di Gallese (VT), le tre cavità ipogee di Loiano debbono il loro appellativo alla località in cui si trovano,dove, interamente intagliate a mano nel tufo, ancora oggi custodiscono il segreto del loro vero utilizzo. L’assenza di testi scritti che trattino di queste  antiche costruzioni non ha di certo facilitato la loro classificazione, anche se a riguardo sono state formulate alcune ipotesi da vari studiosi.

Per farmi una mia idea a  riguardo, decido di non documentarmi prima, in maniera tale da non farmi influenzare da altre ipotesi, dando così spazio e priorità alle mie impressioni ed emozioni.

Per arrivare al suddetto sito bisogna percorrere la strada provinciale 34 per poi svoltare a sinistra, poco prima della Chiesa di San Famiano, e percorrere una breve salita. Dopo circa 200 m vi è un incrocio e dopo avere svoltato a destra si prosegue per circa 300 m attraversando una piccola”tagliata” di origine falisca. Davanti ad un cancello di una proprietà privata si apre, sulla sinistra, una stradina che discende per qualche metro. In fondo ad essa, sulla sinistra, si apre, tra la fitta vegetazione, un piccolo sentiero che giunge in uno spiazzo tra la boscaglia, proprio dove si affacciano le entrate alle tre cavità.

Viste da fuori, queste sembrano delle comuni “cantine” o “rimesse” scavate nel tufo, quasi prive di importanza…ma aguzzando di più lo sguardo noto sulla parete destra ,ai margini dell’ingresso alla prima “caverna”, una serie di croci incise sul tufo.

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Ciò testimonia quasi certamente un uso religioso del sito nel corso dei secoli….e così incuriositomi, decido  di entrare per dare uno sguardo..

All’interno vi è una scarsa visibilità ed accendo così la mia torcia… come d’incanto sulla mia sinistra appaiono una serie di nicchie intagliate nel tufo, dalla strana forma…mai vista in precedenza nell’agro falisco. Queste presentano una base quadrata di circa 1 m ed un’altezza di 2 m.

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Nella parte frontale sono dotate di una sorta di ingresso e nella parte interna questo mostra dei solchi incisi nel tufo, come dei binari, nei quali molto probabilmente veniva inserito qualcosa a chiudere la nicchia.

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Per qualche istante rimango fermo ad ammirare questa che secondo me è unicum nel suo genere e tento di immaginare a cosa servissero quelle cavità “graffiate” nelle pareti…la loro disposizione, l’una consecutiva all’altra, in un primo momento mi ha dato la sensazione di qualcosa che rimandasse all’unione, ma allo stesso tempo il buio, l’oscurità mi fa pensare a qualcosa di segreto…lontano da sguardi indiscreti. Perplesso continuo a camminare all’interno di questa “caverna” e man mano che avanzo mi rendo conto che questa si restringe sino a diventare un angusto corridoio.

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La visibilità diviene man mano più scarsa e lentamente vengo avvolto dal buio…dopo qualche metro poi, capisco di trovarmi davvero in un luogo unico e misterioso: ambedue le pareti laterali presentano ben 13 nicchie, 8 a ovest e 5 a est, disposte anche queste in maniera frontale e consecutiva. Qui lo spazio diviene davvero minimo e l’atmosfera davvero cupa e tenebrosa.

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Dopo essere rimasto qualche istante ad ammirare tutto ciò riesco ad intravedere il fondo della cavità, così, pensieroso, mi dirigo verso l’uscita per poi proseguire all’interno della seconda “caverna”.

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A differenza della prima, questa risulta un po più luminosa e non appena entro al suo interno noto sulla parete di fondo tre strane nicchie dalla forma simile ma non uguale a quelle viste in precedenza nell’altra cavità.

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Mentre mi avvino ad esse, mi accorgo, con non poco stupore, che anche l’intera parete destra ospita una serie di nicchie tutte uguali tra loro, una successiva all’altra.

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La forma di queste nicchie è diversa da quelle viste in precedenza e sembra ricordare la forma di un fungo. Mi avvicino ed inizio a scrutarle attentamente. Anche queste come le altre e presentano, nella parte frontale, un ingresso dove al suo interno sono presenti anche qui delle incanalature. Il suolo ed il soffitto di questa cavità, come di quella vista in precedenza, è inclinato verso il suo ingresso ed anche ciò non deve essere un fatto casuale..

Decido così di passare alla terza ed ultima “grotta”. Non appena entro in essa rimango un pò deluso. Questa, infatti, a differenza delle prime due non ha molta profondità e da un primo sguardo non mostra nicchie o particolari di importanza rilevante.

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Sulla parete sinistra vi sono i resti di una fontana, o mangiatoia, costruita in tempi recenti e mentre mi avvicino ad essa noto dei piccoli canali incisi nella pavimentazione, i quali confluiscono poi tutti verso l’ingresso della cavità, seguendo l’inclinazione del suolo.

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La presenza di questi solchi, e la mangiatoia o fontana presenti in questa cavità mostrano un uso di questa destinato a ricovero per animali.

 

RIFLESSIONI

Di certo posso dire che queste cavità rappresentano un unicum nel loro genere in questa area geografica, anche se caverne simili sono presenti nella zona di Manziana (ipogeo delle Macerine, loc. Quadroni). Al loro interno si respira un’aria sacra e misteriosa ed anche la disposizione delle nicchie rimanda a ciò. Le croci presenti sulla parete esterna dell’ingresso, al primo ipogeo, sembrano confermare questa sensazione. Forse la sua costruzione è legata alla presenza di qualche convento di monaci (presenti a Gallese) o alla vicinanza della via Amerina, vera e propria linea di confine del corridoio bizantino e teatro di sanguinosi scontri durante le invasioni barbariche. Ciò spiegherebbe in parte l’unicità di queste strutture…ma, secondo me, vi è un elemento fondamentale per la risoluzione di questo enigma ed è rappresentato da una piccola “via cava buia” che costeggia il lato del primo ipogeo. Quest’opera di ingegneria stradale è un vero e proprio marchio di fabbrica della popolazione falisca, presente su questo territorio dal VII sec. a.C fino alla conquista da parte dei romani nel 241 d.C. Queste “vie cave” o “tagliate” avevano la funzione principale di eliminare il dislivello tra il fondo della forra e il pianoro soprastante, ma non solo..queste venivano scavate in prossimità delle necropoli ed all’interno di esse venivano svolte solenni processioni donando così a queste un aspetto sacro (per saperne di più leggi l’articolo “LA TAGLIATA FANTIBASSI”). In questo caso non vi sono enormi dislivelli da sormontare e la stretta vicinanza a queste cavità, secondo il mio parere, non può essere casuale, e che queste dunque siano state utilizzate dai falisci come necropoli.  Per questo ritengo che la verità stia nel mezzo e che queste cavità rappresentino una sovrapposizione storica, la quale mostra i diversi utilizzi a cui furono destinate da parte di diverse popolazioni che si susseguirono su questo territorio . Sempre secondo il mio parere, la costruzione di queste caverne può risalire dunque all’età falisca, momento in cui  queste venivano utilizzate come tombe, anche se la forma attuale è abbastanza lontana dallo stereotipo di quelle presenti nell’agro falisco e della stessa datazione. Ciò in realtà potrebbe essere spiegato dai rimaneggiamenti che hanno subito le nicchie nel tempo. In un secondo momento quindi, sempre secondo il mio parere, ci deve essere stato uno scontro importante con qualche forza esterna (probabilmente le invasioni barbariche) e questa debba aver causato delle importanti perdite, tanto da costringere gli abitanti di allora a scavare le caverne ancora più in profondità, così da ospitare le salme di un imponente contingente militare, e questo, forse, spiegherebbe la sensazione di unione e fratellanza che si respira nel visitarle.

Tra le tante ipotesi avanzate dai vari studiosi, quella più affascinante ed allo stesso tempo più affine alla mia idea è quella del prof. Giorgio Felini. Lo studioso ricorda che: <<secondo alcune antiche fonti, l’antica città falisca di Fescennium era collocata tra Gallese e Corchiano e quindi molto vicino alla zona in cui si trovano le tre cavità. In questo caso quindi, le nicchie avrebbero anche potuto ospitare le persone più illustre delle popolazione falisca durante le periodiche riunioni destinato al governo delle “tribù”: nel primo ipogeo, ad esempio, con un pò di fantasia , è possibile immaginare i “lucumoni” seduti nelle 12 aperture contrapposte>>.

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Altri ritengono che queste cavità siano state destinate alla sepoltura a “colatoio” da parte di monaci provenienti dalle regioni bizantine tra l’ VIII e IX. La particolare forma delle nicchie lascia pensare che al loro interno venissero deposti i monaci defunti in posizione seduta frontale e che i liquidi dei loro corpi in decomposizione confluissero tutti verso l’esterno tramite quei piccoli canali scavati nella pavimentazione.

In realtà ancora oggi non si hanno notizie certe riguardo a questo sito….ed è forse proprio ciò a renderlo uno dei posti più suggestivi e misteriosi dell’intero agro falisco.

TESTO, IMMAGINI E VIDEO DI LUCA PANICHELLI

GUARDA IL VIDEO!!!!!

 

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